VILLAGE METAL 9


DANIELE LIVERANI “Wiewpoint”

99th Floor VR-03


Daniele Liverani è un chitarrista dalle enormi doti tecniche che ha deciso di intraprendere la carriera solista con tenacia e professionalità. Il suo debut album Wiewpoint è un disco di grande impatto che si colloca tra le novità più accattivanti di quest’anno. La produzione del disco è veramente degna di nota, ottimo suoni e missaggio. Il tutto è stato registrato ai 56 studios di Hollywood in california da Mokal Reid e missato in italia con competenza spesso difficilmente riscontrabile nel nostro paese. Ad accompagnare Daniele troviamo Julio Mathis II alla batteria, elemento degno di nota soprattutto se consideriamo la sua giovane età e Ricky Wolking al basso in coppia con Joey Vera sempre al basso. Il cd apre con Neurosis progressive ed aggressive al punto giusto dimostrando subito il contenuto di tutto l’album, ossia tecnica e competenza compositiva non disdegnabili. Bellissimi i cambi di tempo all’interno del brano. Proseguiamo con No Results dallo stile Vaiano-Zappiano ma non troppo. Bello il lavoro di basso sotto tutto l’intero proseguire del pezzo fino a giungere ad Hope ottima track rock oriented. Melodia e rock anche in Brother e Favourite Book anche se forse si è esagerato con il reverbero sul pianoforte che esegue nel contempo una linea molto intimistica. Una sorta di Ironic Rock in Distance and Peace degna del grande Kotzen con un suono acido e dinamico come poco si ascolta in giro. Fatal Swans sembra il reprise di Hope anche se ascoltandola bene si sente il diverso sviluppo. Pezzo forse dedicato a Joy Tafolla dal titolo Joyful in pieno stile del suddetto. Il cd chiude con una profusione di tecnica spaventosa in Nearly Gold Emotion dove la batteria regna sovrana dimostrando di essere la spina dorsale di quasi tutti i brani che hanno accompagnato l’album. Se vi Piace Steve Vai, Satriani, Kotzen, Howe e soci non potrete non apprezzare il lavoro di Daniele. Della serie Italian Do It Better.



PATRICK RONDAT “On the Edge”

Lucretzia Records 99051-2


Patrick è uno dei pochi chitarristi francesi che ha riscosso molto successo all’estero, creando un rock strumentale molto melodico e poco legato al virtuosismo fine a se stesso. Leggermente vicino alla scuola di Joe Satriani ma più incline all’apertura ed all’inserimento di diversi altri strumenti quali il violino ed il pianoforte. Ha già all’attivo 7 cd ed un video didattico per il mercato francese. Nel 1985 esce Tile un mini Lp di 8 pezzi, nel 1989 dopo un tour con i Blue Oyster Cult esce Just For Fun il primo album solista che conclude un ciclo nel 1990 con il 45 giri Nauges con 4 brani nella versione Maxi. Nel 1991 esce il secondo album silista da titolo Rape Of the Earth. L’anno successivo si troverà a suonare al Cannes Guitar Festival con Tony MacAlpine e Stu Hamm, mentre nel 1994 ripeterà l’evento con Steve Lukather e Simon Philipps dei Toto. Nel 1995 insieme a Jean Michel Jarre suonano dei brani di vivaldi evento che si ripeterà anche sulla nostra televisione nazionale il dieci settembre successivo su Rai Uno.

Arriva quindi al suo nouvo lavoro ‘On the Edge’ un disco sobrio che non annoierà l’ascoltatore, i pezzi che lo compongono sono quasi tutti pregni di arrangiamenti complessi, forse non sempre originali ma di sicuro impatto. Pesante l’utilizzo delle tastiere e dei temi all’interno dei brani spesso ricamati su stesure armoniche e ritmiche fuori dagli schemi. Sarà difficile trovare una proposizione sui 4/4 senza l’inserimento di stacchi degni dei migliori Dream Theater. Il CD inizia con una mini-suite dal titolo Duality con intro di piano e sviluppo in altre tre parti, di cui, la prima molto rock melodico oriented che risolve in Part II dal sapore Floydiano per concludersi in Part III pura violenza metal. Prosegue con Destinies sempre molto melodica fino a Into the World very American hard rock. Si torna su schemi più innovativi in If Evere I Come Back eterea e complessa allo stesso tempo si avvicina leggermente allo stile di Marty Friedman. La tilte track On The Edge è puro rock progressive con continui stacchi e cambi ritmici anche se rimane legata ad stilemi propri del chitarrismo eighties. Se amiamo Al di Meola e le sue plettrate velocissime troveremo pane per le nostre orecchie in Burn Out acustic version con chitarra e piano. Il disco è dedicato a Michel Petrucciani (recentemente scomparso) che appare anche come ospite in Why Dou You Do Things Like That? Inutile commentare il solo di Michel che regala freschezza e musicalità all’intero brano. La lista degli Ospiti si accresce con Didier Lockwood al violino su Cloudy Mountain, Tommy Aldridge alla batteria, Phil Woindrich al piano e tastiere e Patrice Guers al basso. In sostanza un bellesempio di rock europeo come si deve, vale sicuramente la pena acquistarlo.



VINNIE MOORE “The Maze”

Sharpnel Records SH11232


Ritorno del nostro shredder preferito, Vinnie presenta questo The Maze rimarcando più le doti tecniche che la fantasia compositiva. Scelta forse legata più al cambio di etichetta che altro, infatti il CD esce per la Sharpnel di Varney che lo lanciò con uno stile di musica ormai noto. Con questo disco si sente un certo ritorno agli stilemi compositivi che lo hanno caratterizzato negli anni ‘80 facendolo riavvicinare al rock neoclassico dopo le sue recenti parentesi fusionistiche. Il CD apre con la title track a metà strada tra rock neoclassico e rock progressive. Interessanti gli assoli di Dave la Rue al basso e Tony Mac Alpine alla tastiera forse un po troppo slegati dall’insieme del brano. Segue a ruota King of Kings che rimarca lo stile neoclassico aggiungendo dosi di Power qua e la regalandoci una atmosfera medievaleggiante. La pesantezza torna in Cryptic Dreams che ricorda a tratti lo stile del noto Vai (forse un po troppo) comuque sempre ben suonata. La solita chitarra classica la ritroviamo in Never Been To Barcellona in un brano non sempre convincente e ruffiano. Atmosfere U2 in Watching From The Light che ripercorrono schemi già proposti innumerevoli volte da Mr, Satriani. Lo stile di Vinnie si sente soltanto in The Thinking Machine estremamente progressive anche se a volte sfocia nello scolastico. Ritorno al Power in Eye of the Beholder e passaggio al pop melodico in Rain forse il brano più accattivante del CD. Traccie di Metal in Fear and Trepidation mini suite di 8 minuti assolutamente apprezzabile condita con un fantastico assolo. L’ending track è affidata a In the Healing Garden molto poetica e toccante. L’unica certezza che scaturisce da questo album è la mancanza di originalità, anzi un ritorno ai vecchi fasti, ritorno del quale effettivamente non sentivamo la mancanza. Non è il miglior album di Vinnie Moore anche se vale la pena ascoltarlo.





NOCTURNAL RITES “The Sacred Talisman”

CENTURY MEDIA CD 7932-2


Sulla scia dello speed metal nascente sono arrivati i Nocturnal Rites band teutonica che miscela sapientemente speed metal e rock melodico regalando un certa ventata di freschezza al genere e facendo riscoprire tutta la cultura hard rock che si avvicinava al genere all’inizio degli anni novanta. La band nasce nel 1990 anche se il primo prodotto vede la luce nel 1993 con un tape promozionale e un debut album In a Time of Blood and Fire nel 1995. Il secondo album esce poco dopo con il titolo Tales of Mistery and Imagination pregno di influenze metal fino a giungere all’ultimo The sacred Talisman. Il CD apre con Destiny Calls melodica e speed al punto giusto come anche The Iron Force e Ride On. Anche gli assoli sono sempre ben suonati e bilanciati. Buono soprattutto il missaggio del tutto che mantiene una ottima atmosfera ‘live’ anche se il disco è in studio. Peccato che le tastiere sono sempre missatte troppo basse rispetto alle chitarre. La voce di Anders Zackrisson è veramente bella ed accompagna con grande classe tutto il suond della band. Fantastico il groove di Eternity Holds che ci ricorda i vecchi lavori dei Queensriche. Molto ben arrangiata The Legend Lives On ottimo brano che farebbe la sua bella figura se fosse soundtrack di un film. Non male l’idea di inserire un faser sotto il riff plettrattissimo di Unholy Powers. Il Cd chiude con Glorious che rimarca la classe e lo stile di questa band forse sottovalutata. Cosigliamo l’acquisto a tutti gli appassionati dello speed che rimarranno colpiti soprattutto dal perfetto connubio con lo stile melodico.



Jurij G. Ricotti

jurij@flashnet.it