METAL VILLAGE 6
House of Spirits “Psychosphere”
Century Media CD 77228-2
Una di quelle band rock progressive stile Queensriche di grande impatto e devozione. Il cantante Olaf ci sembra copiere il suo dovere durante tutti i 12 brani di questo splendido cd. A creare un sound aggressivo e particolare ci penso il bassista Martin Hirsch che non disdegna il boppaggio continuo sulle bacchette di Michael Musielak, già al lavoro precedentemente con i Running Wild e gli Stratovarius. Li ricordiamo inoltre per il recedente album Turn The Tide del 1994 che mostrava un lato più rock che progressive. In Psychosphere c’è molto metal progressive di quello buono, già dall’opening track take me The Other Side e dalla successiva Back on My Home si intravede il percorso dell’intero album. La chitarra di Benjamin Shippritt lavora molto bene anche negli assoli sempre bilanciati e mai invadenti nei brani, anche se i suoni sembrano troppo collaudati e privi di originalità. Segue a ruota History is repeating dai toni più tranquilli e World full of pain ballad malinconica e mai scontata, con passaggi progressive molto accattivanti in continuo crescendo. Il momento acustico si ha con Voices accompagnato da un synth molto Floydiano. A rinsavire i toni prog torna Voice of my heart e Safe the Secret. Anche le influenze epiche non mancano con Time is drawing e quelle sintetiche di Oblivion night preda dei campionatori. Atmosfere indiane e soleggianti in Dark e Light condito in maniera sapiente e costruttiva dando il giusto bilancio di tutto il disco. La title track a conclusione è di una poesia senza eguali, complimenti a questa band che mostra un metal progressive di gran classe, consigliato a tutti gli amanti del metal.
Jurij G. Ricotti
Seven Witches “Second War in Heaven”
Massacre Records CD0181/0001812
Metal di quello violento per i Seven Witches che rischiano di non creare un prodotto competitivo sotto il profilo dell’originalità. Forse il solito Metal eighties ma suonato bene, molto vicino ai lavori dei Metallica e degli Iron Maiden dei vecchi tempi. Rising Torches inizia con il solito temporale, mentre segue una coivolgente Camelot molto ballereccia che invita al pogo di quello massacrante.Nightmare discosta un po dallo stile dell’album richiamando un metal precedente e ancestrale. I suoni delle chitarre sono puri marshall a manetta, gioia per i chitarristi del genere. Bewithchment ricorda molto da vicino lo stile dei gloriosi Black Sabbath, mentre una fortissima influenza Maiden si ritrova in Seven Witches. Devastante e creativa invece Scarlet Tears, mentre la title track ci riporta in ambienti gotici con cori ecclesiastici di sottofondo e batteria martellante che introduce i soliti riffoni di chitarra prima della voce. Metal Daze che si trova alla fine dell’album è un vero e propio inno all’Heavy metal. Peccato per la poca originalità del prodotto, godranno di tale massacrante lavoro soltanto i nostalgici del vecchio e stracollaudato Heavy Metal.
Jurij G. Ricotti
RYCKER’S “Life’s a Gamble”
Century media CD77241-2
Per i fan dell’Hard Core più pesante ecco i Rycker puro concentrato di viulenza allo stato brado. Devastanti sin dalla prima traccia Forever and a Day, fino alla fine del CD. La voce di Kid D ricorda molto atmosfere Sepultura discostando un po dal Hard Core. Le chitarre di Grobi sono violentissime e registrate egregiamente, vomitano riff a profusione fino al consumo di tutte le valvole dell’ampli ed allo sfinimento dei coni. La batteria non elabora concetti di nuove tecniche ma picchia duro amalgamando il tutto in un moro di suono come conviene nel genere. Il CD contiene 18 brani sempre in linea tra loro e creati giustappunto per violentare le folle di pisquani che amano il pogo più sfrenato fino all’esaurimento totale delle energie, fino a schiattare per terra.
Alcuni brani ricordano atmosfere Death anche per la breve durata come And None Shall Live di sei secondi, esperimento inventato dai mitici Napalm Death. Ambientazioni Thrash in Loss for Words e When Tiger Fight. Un prodotto rivolto soprattuto ad un pubblico amante dell’Hard Core ma vicino, per certi versi anche al Death non tecnico.
Jurij G. Ricotti
GOOSEFLESH “Chemical Garden”
CMM promotion High Gain records
Death pesante per questa band dal sapore acido, Burning Soul apre il cd mostrando l’anima più corrotta del gruppo, doppia cassa a favore e chitarre accordate un tono e mezzo sotto. Per chi ricerca suoni vicini ai Pestilence ed ai Decide deve assolutamente acquistare questo album. Chemical Garden non è un prodotto scontato, i riff sono violenti e precisi con sonorità molto compresse e particolari. Un vero schiaffo di sonorità per questo gruppo Death principalmente. Buono il groove imposto dai brani come in Godbreed, groove che ci costringe a scapellare fino a staccarci la testa dal collo. Se volgiamo pogare in santa pace passiamo allora alla terza traccia del cd Cut Thet Never Heals che sembra volerci trasportare con i continui cambi di tempo all’interno del brano. Thre Syndicate ricorda molto lo stile degli Obituary e dei Pestilence accordando tutti i fan dei due gruppi. Anche per questo disco il discorso di originalità non si applica se non per i suoni molto compressi e ben registrati. Un acquisto d’obbligo per chi ama il death di un certo periodo. Le atmosfere Thrash non mancano quindi perchè non comprarlo.
Jurij G. Ricotti
PISSING RAZORS “Cast Down The Plague”
Noise Records N0311-2
Speed metal di classe per questa band collaudatissima e sempre pronta a sparare i propri riff nelle casse di tutti noi. Mass Corruption introduce questo velocissimo CD facendoci sentire immediatamente le frustate della chitarra di Mathew Lynch che però sembra mostrare carenza sulle parti solistiche rimando stilisticamente fermo negli stilemi del genere. Segue Truth in Disguise dal sapore speed prog vicino allo stile dei sempre verdi Fear Factory. Survival of Time invece si sposta verso quelle venature speed metal innaugurate dagli Anthrax degli anni ottanta. Se cercate però pane per le vostre plettrate alternate passate direttamente a Cast Down The Plague distante sicuramente da Box Life piena di groove e movimento. Forever ci riporta verso atmosfere più Death Doom dei primi anni novanta. Un plauso per i suoni di batteria ben registrati e di chitarra graffianti al punto giusto, lo spostamento del basso verso frequenze medie lo cela un pochino nei momenti di tensione dei brani. Soltanto in Away possiamo ascoltarlo comodamente anche perchè reso più libero dal songwriting del brano. Il cd chiude con Train of Thought piena di pesantezza e ripetitiva fino al compimento del groove che trascina le teste. Per gli amanti dello speed è una scelta obbligata, sarebbe inoltre interessanti vederli dal vivo.
Jurij G. Ricotti
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