METAL VILLAGE 2
Arthur Falcone
“Stargazer” 99th Floor
WEB ADDRESS: http://www.pronet.it/99thfloor/elevate.htm
Chitarrista tutto italiano, sound tutto europeo, sicuramente una miscela esplosiva per un cd di esordio molto coraggioso. A cavallo della sua fedele Ibanez Arthur si rivela all’altezza delle aspettative, suono molto compatto e fedele alla sezione ritmica, il sound epico si rifà però alla nuova generazione di neoclassical rock progressive del momento, molta ritmica, ampi spazi per i soli a volte esasperati a volte melodici ed ispirati come si ascolta in Oregon, poco presenti invece i temi, molto lavoro di composizione ritmica ed improvvisazione, ma a volte si perde il senso dei brani, l’asperazione tecnica compre la splendida tessitura ritmica. Lo stile, come enunciato, è molto vicino al rock neoclassico, stile Yngwie, vedi fughe nella parte finale di Oregon, a volte Vaiano nelle parti melodiche sempre in Oregon. One in a Bunch inizia con potenza e decisione per poi sfociare nella melodia lirica di Morby. Anche in questo caso ottimo il brano, ci sembra un po azzardato il riff power introduttivo. Mandragora rispecchia le splendide doti tecniche di Arthur e mantiene anche un’ottima struttura tema-improvvisazione come anche Eagle’s Fly, Silent Runner raccoglie molto dal panorama prog attuale mentre X-Zone di caratura sicuramente dixie si trasforma immediatamente in un velenosissimo riffaccio alla Van Halen. In fine troviamo Walking on the sun molto lirica, ricorda nell’intro la splendida Bijou dei Queen di May, a seguire sweep a profusione fino ad arrivare alla lentissima ed acustica The Last Land veramente ben concepita.
In sostanza un bell’album, occorre ancora una certa intenzione sotto il profilo compositivo e degli arrangiamenti, visto che la tecnica c’è tutta.
Jurij Gianluca Ricotti
Heavens Edge
“Some Other place-some other time”
Ancora Hard Rock di stampo europeo anni ottanta, forse troppo fuori dal tempo, anche gli arrangiamenti ed i suoni risultano troppo vecchi, per non parlare del pessimo lavoro di missaggio, che nasconde la maggior parte dei suoni. L’openig Rock Steady è penosa e scontata, vi prego dateci delle novità. La title track dell’album Some Other place-some other time sembra un brano di Richard Marx ma con un testo pietoso e scontato anche nell’arrangiamento. Se l’album fosse uscito 15 anni fa forse avrebbe attirato le attenzioni della critica. Le uniche piacevoli pieghe dell’album sembrano rappresentate dalle slow track Just Another Fire e Cry che puntano più al passaggio radiofonico che a quello dell’ascolto da parte di un consumatore di musica. Aor ovunque e sempre, sinceramente ci siamo un po annoiati di questo genere di musica che negli anni ‘80 ha imperato. Un album rivolto al mercato americano non al nostro. Chiaramente se non siete fan del genere. Chitarristicamente inutile!
Jurij Gianluca Ricotti
JAG PANZER
“The age of Mastery”
Arieccoli, roba da matti, nati nel 1983 ed usciti con un ep dall’omonimo titolo tirano fino al 1984 con Ample Destruction e poi più nulla fino a dieci anni dopo nel 1994 dove sfornano Dissent Alliance e nel 1997 The Fourth Judgement con Joey Tafolla (Axe 17). Abbiamo lasciato Chain of Command del 1987 mai uscito ufficialmente e presente nel nuovo album. Nel 1998 ci riprovano con questo The age of Mastery direttamente dal Colorado una ventata di Power Metal di lusso, bello violento e saltellante al punto giusto, se avessimo ancora il vinile vedremmo il nostro disco ballare sul piatto, ottima anche la fase di missaggio, grande lavoro dei Morrisound Studios e della Century Media. Chiaramente rimaniamo nel campo degli amanti del genere, chi è abituato a sentire il Prog riuscirà difficilmente ad avvicinarsi a tale stile, ma i Jag Panzer si occupano bene del loro lavoro fermi di una notevole esperienza, un vero salto negli anni ‘80 per chi non si è ancora stancato. Gli assoli dell’album sono veri fulmini a cel sereno in questo genere rimasto sempre legato al mondo pentatonico, infatti sweep e alternate fanno da ciliegine sulla torta di piombo dei Jag vedi False Messiah. Non manca chiaramente molto Epic dato dai cori di Iron Eagle e la hit track The age of Mastery ben congeniata e compatta. Ma se cerchiamo dello speed possiamo andare direttamente alla traccia 11 dove Burning Hearth fa da pane per i nostri plettri. Vi piace lo speed power epico, i Jag Panzer sono per voi!
Jurij Gianluca Ricotti
Pink Cream 69
“Electrified” 99th floor
http://www.pinkcream69.com
Pensavate che i Pink si fossero addormentati ed invece eccoceli spuntare con questo Electrified, album sostanzialmente legato al loro stile di hard rock ma fresco allo stesso tempo, si ascolta molto bene e non lascia spazio alla critica. Prodotto dal bassista Dennis Ward, mostra una maturità compositiva e cura negli arrangiamenti. Sicuramente niente di nuovo dicevamo ma se cercate un po di Hard Rock Americano (il gruppo è tedesco) Electrified è per voi! Troviamo anche Ralph Scheepers dei Primal Fear alla voce e D.C. Cooper dei gloriosi Royal Hunt. Strange in Time è veramente accattivante, la voce di David Readman è perfetta per il genere mentre le chitarre di Kosta Zafiriou e Alfred Koffler tessono ritmiche e soli assolutamente perfetti, forse l’uso intensivo degli effetti provoca un appriattimento dinamico del disco con conseguente diminuzione dell’impatto. La Title Track è veramente particolare, campionamenti suoni sinth ma la struttura del pezzo rimane fedele alla linea. Over the fire da un lato più speed all’album mentre Higher Kind of Life ci riporta subito sul sentiero Hard. La lenta dell’album è Best for You veramente AOR, l’album chiude con Gone Again assolutamente corale.
Jurij Gianluca Ricotti
Stratovarius
“Destiny”
Dark Wings/Modern Music
Abbiamo potuto ammirarli al Gods of Metal in tutta la loro potenza, testimonial anche del doppio cd live Vision Of Europe, ed ora il nuovo atteso album Destiny. Finalmente un album più distante dallo stile di Yngwie, anche se la componente neoclassica rimane, e più convincente sotto il profilo compositivo. Le tastiere di Jens sono sempre perfette come al solito, e accompagnano tutti i brani con straordinaria eleganza. L’opening Track è una vera e propria suite di 10min. SOS (Save Our Soul) era la track epica proposta per il singolo uscito il 17 agosto ed ora inclusa nell’album. La voce di Kotipelto è bellissima sul disco, gli effetti applicatigli la rendono simile a quella dei Queensriche. Timo Tolkki sembra più preciso e definito nel suono, veramente un piacere ascoltarlo, lo stile è sempre molto neoclassico ma con più impatto e precisione, anche i riff speed risentono di questa miglioria. L’unica nota dolente è rappresentata dal lento Years go by bisognoso di una voce più suadente e di arrangiamenti più innovativi come invece troviamo in Anthem of the World orchestralmente perfetta e potente. I brani in sostanza sono sempre simili nello stile, la maturità del gruppo li rende più belli e gradevoli all’ascolto. Un buon lavoro di Tolkki e soci. Da comprare.
Jurij Gianluca Ricotti
Uriah Heep
“Sonig Origami”
Eagles Records
Della serie non vogliono proprio morire i veteranissimi Uriah Heep (30 anni mica pizza e fichi) escono con questo Sonig Origami album dal carattere rock e sinfonico in alcuni punti, la voce di Bernie Shaw non sembra risentire degli anni ed anche le chitarre del buon vecchio Mick Box non sono certo vistose come le ultime generazioni ci hanno abituato, ma l’uso della pentatonica risulta sapiente e mai fastidioso. Molti gli stacchi nei brani in stile con il loro esordio. I riff esistono e come vediI Hear Voice, Perfect Little Heart, tutti trascinanti e divertenti allo stesso tempo, non ci sono doppie casse e sweeppate, ma non potrete trovare questo album noioso.
Heartless love è un lento in pieno stile folk acustico, ben strutturato e piacevole anche nei testi come anche Across the Miles. L’album risulta a tratti commerciale AOR a tratti accattivante nei riff e nella liricità, sicuramente ascoltabile e piacevole nell’insieme. Se non li amate provate ad ascoltarli, attenzione però non c’è metal ma tanto rock.
Jurij Gianluca Ricotti
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