TEN “Spellbound”
Frontiers Records
FRCD014
Sono tornati i Ten di Gary Huges, per il successivo di “Never say Goodbye”, anche
se ancora non si riesce a sentire un forte impatto armonico e sonoro degno di una
produzione moderna. Complessivamente il lavoro risulta piacevole all’ascolto ma poco
dinamico, colpa forse di un eccessivo uso dei compressori che danneggiano il basso
e la cassa rendendoli nascosti all’ascolto, peccato perchè la batteria è
ben suonata dal sapiente Greg Morgan. La voce di Gary è ben registrata, anche
se non si può dire lo stesso delle chitarre estremamente mediosea e taglienti.
Alle chitarre troviamo Vinnie Burns e John Helliwell che non spiccano per virtuosismo
e originalità. Alle tastiere invece Ged Rynalds anche lui lontano dall’originalità
compositiva e propositiva, pessima anche la scelta dei suoni sinth, quasi completamente
privi di dinamica. Il CD apre con una strumentale epica che delimita una direzione
artistica poi quasi mai rispettata all’interno delle 12 traks. Una forte dose di
Rock anni ottanta in ‘Inside the Phyramid of Light’, mentre nella title track troviamo
influenze Pupleiane che non mancheranno di soddisfare i fan del genere. Molto simile
alle composizioni di John Norum, tranne ovviamente per i soli di chitarra. Per chi
invece è amante delle atmosfere celtiche stile Brian Adams troviamo ‘We Rule
The Night’, con armonizzazioni spesso pretenziose e sterili. Molto ben realizzata
invece Remember For The Brave, strumentale intruttiva a Red. Torna l’80ties rock
in The Alchemist prima della ballatona Wonderland. In sonstanza un disco molto vario
ma altrettanto poco originale, per rocchettari dal rock docile.
CROWBAR ‘Equilibrium’
SpitFire Records
SPTICD016
Power band violenta e sanguinaria, con accattivanti influenze Doom all’interno non scade mai nello speed più spietato. Il cd apre con I feel the burning sun mostrando le intenzioni poco socievoli, per i timpani dolci, e l’accordatura abbassata di un tono pieno. Segue Equilibriom title track del disco prossima all’assomigliare ai mitici Deicide. Voce alterata artificialmente in Command of Myself anche se le sonorità complessive del gruppo non variano mai. particolare attenzione alle armonizzazioni mai invadenti e mirate nei punti giusti. Particolare attenzione la merita To Touch the Hand of God particolarmente malinconica, atmosfera creata da un pianoforte pesantemente registrato ed angosciante nelle armonizzazioni vocali. Il cd ritorna in linea subito dopo proseguendo sulle tracce di Uncovering, Buried Once Again, Thinghs you Ca,’t Understand. Euphoria Minus One fino a Dream Weaver endig track di rara follia umana completamente suonata a voce. Un prodotto per gli amanti del Power Death, lontano tutti gli altri.
COAL CHAMBER ‘Chamber Music’
Road Runner records
Promo
Nuovo album per i Coal Chamber sempre a cavallo tra follia sonora e pseudo death. Interessanti sotto il profilo compositivo e produttivo risultano originali nella maggior parte delle composizioni. I Cori sono sempre armonizzati con effetti di phasing mentre per gli incisi chitarre distortissime come sempre. Molto groove sin dalla prima traccia, Tragedy, nel sussegursi in El CU Cuy, sempre a testa dondolante per tutto il cd. Untrue ci mostra atmosfere inusuali e paranoiche. Potenza e pesantezza in Tyler’s Song. Bellissimo What’s In Your Mind inno al POGO più sfrenato. Particolarmente intrigante la cover Shock The Monkey di Peter Gabriel prima di Burgudy che ricorda i dischi dei Naked Sun come anche in My Mercy. Gran salti per Notion prima della endig Anyhting But You. Un disco vario e particolare che potrà interessare i fan di gruppi come i Korn e Type O Negative, non consigliato invece per gli amanti dello shredd e del pop.
Jurij G. Ricotti