LUCA TURILLI
KING FO THE NORDIC TWILIGHHT
LMP 9909-013 CD
Torna Luca Turilli, oltre che con intervista, anche con un lavoro solista degno di
nota. Oltre ad essere Chitarrista e compositore del gruppo Rhapsody, luca propone
il suo primo album solista in compagnia di una band degna di nota. Sascha Paeth
al basso e chitarre, Robert hunecke drums, Miro alle tastiere ed il grande Olaf Hayer
alla voce. Il cd apre con una armonizzatissima To Magic Horizon che introduce Black
Dragon tirata all’estremo, colma di passaggi e temi centrali degni del miglior neoclassicismo
moderno. Calvicenbalo introduttivo per Legend Of Steel come anche per Warrior’s Pride,
ed atmosfere dark in Lord of The Winter vicino a composizioni che ricordano molto
le colonne sonore di film degli anni ‘80. Segue una romantica Princess Aurora sapientemente
cantata da Rannveig Sif Sigurdardottir che ritroviamo anche in una traccia non citata,
alla fine del disco in uno splendido solo di voce. Potenza ed armonia tornano in
The Ancient Forest of Elves ricca di violini e chitarre speed ultratirate. Bella
anche la melodia, che rinverdisce il brano forse un po troppo chiuso negli standard
neoclassici. Throne of Ice propone un tipico canto popolare introduttivo corale ad
un momento altamente sinfonico-filmico. Doppia cassa rules in Where heroes lie, accompagnata
da un sapiente uso degli archi.
L’album chiude con la Title Track Kings of The Nordic Twilight, mini suite di 11 minuti che sfoggia arrangiamente degni di nota, forse non troppo contrappuntistici ma gradevoli. In questo brano si sentono molto influenze celtiche miste a richiami orchestrali pseudo epici.
Non è un disco per chitarristi e questo bisogna dirlo, anche perchè la chitarra non fa da regina in questo album solista, rimarcando più che altro le doti compositive di Luca.
Un disco che farà felici gli amanti delle colonne sonore stile ‘Conan’, assolutamtne degna di nota la produzione, che ha trasformato un prodotto non certo all’altezza delle produzioni hollywoodiane in un disco appetibile.
VISION DIVINE
VISION DIVINE
ATR CD 0001 P
Disco progetto per i Vision Divine, metà Rhapsody e metà Labyrinth,
prodotto dalla Edel in maniera forse un po poco originale. I missaggi sono buoni
ma non svelano tutti i lati della band. Il cd Apre con New Eden pezzo metal progressive
orchestrale. Gli assoli di chitarra non sono degni di nota, non quanto quelli di
tastiera molto ben bilanciati. On the wings of the Storm inizia con una profusione
di sweep esagerato per introdurre un non originale piano ritmico sempre sotenuto
da una sapiente tastiera. La voce è molto ben curata e decisa, il che dona
al progetto un sapore più professionale. Segue la tarantellante Black Mask
Of fear che anticipa una speedofila Exodus. Armonizzazioni pseudo Orchestrali in
The Whisper dal sapore power epico. Bachiane atmosfere in Forgotten Worlds introduttive
ad una ritmica prog che viene farcita da un sapiente uso degli arrangiamenti di tastiera,
forse l’unico brano out dell’album che mostra una coscienza innovativa. La traccia
che da anche il nome alla band è potente e decisiva per la comprensione di
questo disco, tempo pressante e particolari industrial all’interno, rendono il tutto
più soffocato, anche se appesantiscono l’uso dei cori. Assolutamente fuori
luogo la cover di The Final Countdown degli Europe, anche se ben eseguita che mostra
più che altro le enormi doti del cantante. The miracle riporta il gruppo
su binari più consoni e favorisce l’ingresso della sweeppatissima Forever
Young. L’album chiude con Of Light and Darkness, bella e completa anche sotto il
profilo delle armonizzazioni. La chitarra ricorda molto le imrpessioni di brian May,
bello anche il coro conclusivo.
Un disco forse inutile, peccato perchè le potenzialità ci sono in alcuni pezzi si sente una forte individualità compositiva persa purtroppo qua e la nel disco, avremmo gradito più omogeneità.
STRATOVARIUS
The Chosen Ones
TT 0045-2
HELLOWEEN
Metal Jukebox
RAWPR 143
Forse due dei dischi più inutili di quest’anno, insomma dalle due band di
punta del nuovo metal neoclassico arrivano le solite compilation di vecchi brani
rivistati o meno e Cover. Due album soltanto per gli appassionati delle suddette
band che tra l’altro avranno già tutti i dischi. Ma allora di nuovo cosa c’è?
Semplice due o tre inediti per spingere la vendita dei dischi. Sinceramente ci siamo
un po stufati di questi stratagemmi discografici. Per quanto riguarda gli Stratovarius
possiamo più che altro ammirare gli assoli di Johansonn sempre gradevoli e
potenti. Gli Halloween sparano a zero sui gruppi più blasonati degli anni
‘80. Ripercorrono le strade degli Scorpions, Jetrho Tull, Abba, David Bowie, Faith
no More, Beatles, Frank Marino (qualcuno se lo ricorda?), Cream ed Alan Shacklock.
Ma è possibile che tutti i gruppi devono proporre album di cover di vecchi
brani? Basta per Piacere!
Jurij G. Ricotti
jurij@flashnet.it