YNGWIE J.MALMSTEEN RISING FORCE

ALCHEMY

Dream Cathcer Cride 20



L’ultima fatica del re del rockneocalssico Yngwie J.Malmsteen è Alchemy, un lavoro estremo, come lui stesso ci ha confessato, un lavoro interamente intrinso di tecnica e velocità, senza ammiccamenti al mercato, senza concedere neanche una ballad nell’arco dei 68 minuti che compongono questa alchimia tra tecnica e velocità! Mr. Malmsteen ha deciso inoltre di riesumare il nome della band dai fasti felici, i Rising Force tornano all’attacco ma non nella formazione originaria. Mats Olausson, degno compagno, sempre al suo fianco non ci fa rimpiangere troppo Jens, al basso troviamo Barry Dunaway che lo ha accompagnato anche negli ultimi tour, mentre per il nuovo tour troveremo Randy Coven. Alla batteria Jhon Macaluso di provata esperienza ed alla voce il collaudato Mark Boals. Il nuovo album è completamente ispirato ai libri di Stephen King, atmosfere Dark e rievocazioni gotiche fanno da cornice alle sfuriate sulla chitarra. La prevalenza di brani strumentali fa pensare ad un concept album anche se episodi come Blue sembrano estraniarsi da un progetto discografico. Il nuovo cd apre con BlitsKireg, attacco lampo, che mostra immediatamente le intezioni e la direzione dell’album segno di una voglia di stupire ancora viva nel chitarrista svedese che dopo oltre 10 anni, mostra di essere ancora l’unico in grado di fare certe cose con un propria identità. Forse troppo legato allo stile consono che lo rende schiavo dei suoi stessi stilemi è e rimane il capostipite del suo genere, il creatore dell’attuale generazione di Guitar Hero fedeli alla linea Bach and Roll. A seguire una traccia interamente dedicato a Leonardo DaVinci di cui Yngwie è fan accanito, Leonardo appunto, brano dalle atmosfere Dark e dai cori, intonanti evocazioni latine, rimembrano ambientazioni gotiche, che introducono un bell riff stile Deep Purple.Blazing with Fire in pieno stile Rising Force ci porta indietro, fino alle gloriose canzoni di Marching Out e riffoni ai quali manca di più sicuramente la voce del buon Scott Soto. Stand propone un riff pieno di groove molto vicino al funky degli Extreme, anche se sembra estratto più che altro dall’album Fire & Ice. Quinto episodio dell’album è Bield My Sword molto epico ed evocativo che sfocia in un classico speed metal di classe, soprattutto enfatizzato dalla potenza del nuovo batterista che ricama una tessitura ritmica veramente degna di nota. Arriva finalmente Blue episodio blueseggiante anche se di un blues non si tratta, episodio discostante dall’intera andatura dell’album e forse troppo lungo e ammorbante. Legion of Damned fa tornare sul sentiero di guerra il discreso iniziato due tracce prima che mostra un nuovo Malmsteen più attento al rock progressive. Demon Dance è sicuramente il pezzo più armonicamente movimentato del disco, anche i temi sono attentamente armonizzati regalando riff molto speed a discapito forse un po della potenza rimarcata in Area51 dal titolo forse troppo regalato all’ambiente. la chitarra è registrata in maniera più secca e determinata anche se le melodie sono molto da Hit single. Voodoo Night è un brano molto prog oriented e forse il più descrittivo dell’intero Alchemy. Le chitarre ricordano molto da vicino lo stile dei Queensriche. A seguire la pseudo mini suite nella quale è racchiusa tutta la potenza della band, Asylum apre la suite portando la chitarra e le tastiere in un duetto senza confronti, rimarcando la tecnica della quale Yngwie è padrone incontrastato. Una sorta di Sweep continuo per tutta la durata del brano, roba da perdere l’uso della mano sinistra. La parte centrale della suite è Sky Euphoria, lenta e rilassata nell’alrmonia quanto non lo è la chitarra classica che la guida anchessa estremizzata fino ad arrivare a Quantum leap dove troviamo un vero e proprio assolo di batteria, fantastico nel suo genere, è per quanto ne sappiamo l’unico brano mai registrato da malmsteen dove la chitarra non è protagonista indiscussa, che mette in luce le grandi doti tecniche di Jhon Macaluso. In sostanza un album dedicato alla tecnica un tributo forse inutile quanto essenziale per coloro che invece inseguono le note alla velocità della luce. Dopo l’uscita di Millennium possiamo comunque ritenere soddisfatta la voglia rock neoclassico. Un disco prettamente dedicato ai fan dello svedese ed un Must per tutti gli amanti dello speed Metal di classe.